Il risultato delle analisi genetiche sulle formazioni pilifere rinvenute nel furgone di Massimo Bossetti e sul corpo della piccola Yara Gambirasio è, nonostante la notevolissima attenzione mediatica di cui ha goduto il caso, uno degli argomenti meno approfonditi dalla stampa e nelle trasmissioni televisive.

Un’attenta riflessione sui dati, però, restituisce una realtà particolarmente interessante che vale la pena considerare.

 

Le formazioni pilifere rinvenute sul corpo

A pag. 60 delle motivazioni della sentenza sono riportati i risultati delle analisi effettuate sulle formazioni pilifere repertate sul corpo della piccola Yara pochi giorni dopo il ritrovamento:

Su 150 formazioni pilifere di origine umana, 101 fornivano un prodotto di amplificazione della regione HV2 del DNA mitocondriale (le altre 49 non offrivano risultati); di queste, 94 presentavano l’aplotipo mitocondriale di Yara (o, meglio, della linea matrilineare di Yara), 7 una sequenza diversa.

In pratica, escluse le 94 appartenenti alla vittima, sono 7 le formazioni pilifere che hanno restituito un profilo mitocondriale diverso da quello della piccola Yara. Su questi 7 profili altri dettagli sono presenti nella nota 84 sempre a pag. 60:

Due formazioni pilifere, una sulla maglietta e una sulla felpa, condividevano la medesima sequenza, le altre cinque, repertate una sulla felpa, due sulla maglietta e due nel terreno sotto il cadavere, sequenze diverse.

In definitiva gli esami delle 7 formazioni pilifere rinvenute sul corpo hanno quindi restituito 6 differenti profili del DNA mitocondriale riportati dai periti nelle prime 7 righe della seguente tabella diffusa dalla stampa:

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Tab. 1 – Risultati delle analisi del DNA mitocondriale estratto dalle formazioni pilifere rinvenute sul corpo della vittima.

Dalla tabella è evidente la mancata corrispondenza del profilo mitocondriale di Massimo Bossetti con tutti i profili ricavati dalle formazioni pilifere repertate sul corpo della vittima (profili tipizzati anche sulla regione HV1 benchè a pag. 60 delle motivazioni sia indicata la sola regione HV2).

 

Le formazioni pilifere rinvenute nel furgone

Quando nel giugno del 2014 l’uomo attualmente condannato in primo grado per l’omicidio è finito in manette, il suo furgone è stato immediatamente sottoposto ad una serie di analisi scientifiche per verificare se ancora vi si potesse riscontrare la presenza di tracce biologiche riconducibili alla piccola Yara.

La ricerca ha portato al rinvenimento di 73 formazioni pilifere che hanno restituito un risultato i cui dettagli sono riportati nella nota 91 a pag. 62 delle motivazioni della sentenza:

[…] l’analisi consentiva di rinvenire sulle strip effettuate sui sedili dell’autocarro e sul materiale aspirato al suo interno 118 formazioni pilifere umane, 73 delle quali fornivano un prodotto di amplificazione per la regione HV1 del DNA mitocondriale, 51 dei quali erano compatibili con il profilo mitocondriale di Bossetti e altre a dieci aplotipi mitocondriali diversi dall’imputato ma anche da Yara Gambirasio […]

In pratica, oltre alle 51 formazioni pilifere compatibili con il DNA mitocondriale di Massimo Bossetti, l’analisi delle restanti 22 formazioni ha restituito 10 profili diversi tra loro e da quello dell’imputato, tutti profili non compatibili con quelli della giovane vittima.

 

Una spiegazione incompleta

I risultati ottenuti dalle analisi del DNA mitocondriale sulle formazioni pilifere repertate sul furgone e sul corpo possono essere riassunte nella seguente tabella:

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Tab. 2 – Profili ottenuti dalle analisi del DNA mitocondriale delle formazioni pilifere rinvenute sul furgone e sul corpo della vittima.

I due risultati principali riguardano ovviamente l’assenza di formazioni pilifere di Massimo Bossetti sul corpo della giovane vittima e l’assenza di formazioni pilifere della piccola Yara nel furgone del muratore.

Una possibile spiegazione per l’assenza di formazioni pilifere riconducibili alla piccola Yara nel furgone sequestrato all’imputato è riportata a pag. 106 delle motivazioni della sentenza:

[…] gli accertamenti effettuati dal RIS sull’autovettura Volvo e sull’autocarro Iveco Daily non consentivano di rinvenire né impronte latenti né materiale genetico riconducibile alla vittima. Stesso esito aveva l’analisi sulle formazioni pilifere prelevate dall’autocarro effettuata dal dott. Previderè e dalla dott.ssa Grignani.
Considerato il lasso temporale di quattro anni tra l’omicidio e il sequestro dei mezzi di proprietà dell’imputato, la possibilità di rivenirvi le impronte digitali o tracce del passaggio di Yara Gambirasio era, del resto, più che remota.

Essendo l’assenza di tracce riconducibili alla vittima nel mezzo di trasporto un elemento a favore dell’imputato, la Corte si è trovata a dover giustificare tale dato e l’ha fatto sostenendo che il tempo trascorso tra il 26 novembre 2010, giorno del delitto, e il sequestro del furgone nel giugno 2014 è tale da aver provocato la scomparsa di qualsiasi traccia.

In effetti questa spiegazione, sebbene non provata, potrebbe anche essere considerata verosimile perchè l’uso costante dell’abitacolo durante i quattro anni in cui l’imputato ha utilizzato il furgone per lavoro e le eventuali pulizie dello stesso potrebbero aver effettivamente rimosso formazioni pilifere riconducibili alla piccola Yara. Ma il Giudice eccede sicuramente quando aggiunge l’espressione “più che remota” senza fornire evidenze scientifiche a sostegno di tale affermazione.
Infatti sul furgone sono state repertate altre 22 formazioni pilifere e, per quanto sia possibile e verosimile che le formazioni rinvenute si siano depositate tutte dopo il 26 novembre 2010, in realtà non esistono elementi per escludere che nessuna delle 22 formazioni pilifere o altre con lo stesso profilo mitocondriale si potessero già trovare nell’abitacolo il giorno del delitto. Dato che il tempo di permanenza delle formazioni pilifere nel furgone non può essere stabilito in alcun modo ne consegue che non è possibile sostenere che il mancato ritrovamento di formazioni della piccola Yara è giustificabile solo in base al fatto che sarebbe trascorso troppo tempo tra l’omicidio e le analisi sull’automezzo e non anche in base alla possibilità che la giovane non sia affatto salita sul furgone.

Ma non è solo questo il punto sorprendente della questione delle formazioni pilifere. L’aspetto davvero singolare dei risultati delle indagini è quello che riguarda le formazioni rinvenute sul corpo della giovane vittima non quattro anni dopo, come nel caso del furgone, ma nell’immediatezza del ritrovamento.
Le formazioni pilifere tra i vestiti della piccola Yara possono essersi depositate negli ultimi giorni di vita se non proprio l’ultimo giorno o negli ultimi istanti. Del resto è proprio questa la ragione che ha spinto gli inquirenti ad effettuare il confronto dei profili del DNA mitocondriale. Anche ammettendo la possibilità di una contaminazione successiva alla morte dovuta al deposito di formazioni pilifere durante la permanenza del corpo nel campo, non si può certo immaginare che tutte le formazioni pilifere presenti prima della morte siano sparite per lasciare posto soltanto a quelle casualmente depositatesi successivamente. Ciò infatti è provato dal rinvenimento di una formazione pilifera riconducibile ad una compagna di scuola della piccola vittima. Ecco perchè il dato relativo al mancato rinvenimento di formazioni pilifere riconducibili a Massimo Bossetti non è poi così irrilevante, soprattutto se si considera che l’interazione dell’assassino con il corpo è stata di certo più intensa dei normali contatti che hanno potuto determinare il deposito delle altre formazioni pilifere.

Ma non è tutto. Tornando a pag. 62 delle motivazioni della sentenza e continuando a leggere la nota 91 nella sua interezza è possibile rilevare un fatto interessante:

[…] 118 formazioni pilifere umane, 73 delle quali fornivano un prodotto di amplificazione per la regione HV1 del DNA mitocondriale, 51 dei quali erano
compatibili con il profilo mitocondriale di Bossetti e altre a dieci aplotipi mitocondriali diversi dall’imputato ma anche da Yara Gambirasio e dai sette profili emersi dall’indagine sulle formazioni pilifere repertate sugli indumenti e nel terriccio sotto il cadavere e sotto le scarpe […]

In pratica da questa nota apprendiamo che il profilo del DNA mitocondriale di Massimo Bossetti non solo non è compatibile con nessuno dei 6 differenti profili rinvenuti sul corpo come indicato a pag. 60, ma nemmeno gli altri 10 profili rilevati sul furgone sono compatibili con quello della piccola Yara e con gli altri profili repertati.

Ciò vuol dire che secondo i Giudici del primo grado, nei quattro anni intercorsi tra il delitto e l’arresto, non solo sarebbero sparite dal furgone tutte le possibili formazioni pilifere della vittima ma sarebbero scomparse dall’automezzo anche tutte le altre formazioni appartenti a ben 6 profili diversi che la piccola Yara aveva sicuramente almeno in parte sui vestiti e che, di conseguenza, avrebbe potuto trasferire nell’abitacolo.

Inoltre il risultato negativo del confronto dei 10 profili rinvenuti sul furgone con quelli repertati sul corpo può voler dire due cose: o nessuna formazione pilifera tra quelle repertate sul furgone dopo l’arresto era presente a bordo all’epoca del delitto oppure nessuna di esse, pur essendo presente nell’abitacolo, si è trasferita sui vestiti della piccola Yara.
Nel primo caso ci si troverebbe in una situazione che vede un “patrimonio genetico” delle formazioni pilifere presenti nel furgone che si sarebbe formato per intero solo dopo il delitto, fatto che, come abbiamo spiegato, non può essere provato. Nel secondo caso l’imputato sarebbe stato talmente fortunato che sul corpo della giovane vittima, non solo non si sarebbero depositate formazioni pilifere a lui direttamente attribuibili nonostante un’indubbia interazione violenta, ma non sarebbe avvenuto il deposito neanche delle altre formazioni presenti nel suo furgone contaminato.

Al di là delle ipotesi e delle stranezze, la situazione concretamente provata dai dati ottenuti con le analisi può essere riassunta nei seguenti punti:

  • Nessuna formazione pilifera avente il DNA mitocondriale di Yara Gambirasio è stata ritrovata sul furgone dell’imputato.
  • Nessuna formazione pilifera con un DNA mitocondriale riconducibile agli altri 6 profili riscontrati sul corpo di Yara Gambirasio è stata ritrovata sul furgone dell’imputato.
  • Nessuna formazione pilifera avente il DNA mitocondriale di Massimo Bossetti è stata trovata sul corpo della vittima.
  • Nessuna formazione pilifera con un DNA mitocondriale riconducibile agli altri 10 profili riscontrati nel furgone di Massimo Bossetti è stata trovata sul corpo della vittima.

I dati, quindi, dipingono un contesto che potrebbe essere giustificato solo in parte e in via teorica dal tempo intercorso tra il delitto e il periodo del sequestro del furgone e, appunto, per le sole formazioni pilifere del furgone. Nelle motivazioni della sentenza rimane non spiegata l’assenza assoluta di riscontri sul corpo della piccola Yara.

L’evidenza risulta ancora più singolare se si considera che le formazioni pilifere in questione non sono soltanto quelle dell’imputato e della giovane vittima ma, sommando quelle estranee ritrovate sul furgone e quelle estranee ritrovate sul corpo, il dato complessivo presenta ben 18 profili mitocondriali differenti.
Come riportato nella nota 91 a pag. 62 delle motivazioni della sentenza il confronto tra i 6 profili delle formazioni pilifere ritrovate sul corpo non si è limitato al solo profilo di Massimo Bossetti ma è stato fatto anche con i 10 profili ricavati dal suo furgone. Per rendersi conto della portata di questi risultati è sufficiente osservare quanto sono numerosi i confronti incrociati che non hanno restituito compatibilità se li si riassume schematicamente in una tabella:

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Tab. 3 – Confronto tra i profili mitocondriali delle formazioni pilifere rinvenute sul furgone di Massimo Bossetti e i profili ottenuti dalle formazioni pilifere rinvenute sul corpo della vittima. Nessun profilo riscontrato nelle formazioni pilifere del furgone coincide con i profili estrapolati dalle formazioni pilifere sul corpo della vittima.

Riflettendo sui risultati di queste analisi non si può non notare che includere Massimo Bossetti e il suo furgone nel contesto del delitto ha come conseguenza una giovane vittima che, per qualche insolita e non spiegata ragione, si contamina con formazioni pilifere estranee come normalmente accade, ma solo fino al momento decisivo dell’incontro violento con il suo presunto carnefice.

In conclusione i dati mostrati in questo breve approfondimento non solo provano l’assenza di formazioni pilifere di Massimo Bossetti sul corpo della piccola Yara e l’assenza di formazioni pilifere della giovane vittima nel furgone del muratore, ma sono anche rappresentativi di una situazione in cui i due contesti, l’automezzo e il corpo, si dimostrano del tutto privi di collegamento.

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